Glaciospeleologia

 

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    La speleologia in ambiente glaciale è l’ultima frontiera della speleologia.
    Anche nei ghiacciai, infatti, è possibile ritrovare alcune delle morfologie carsiche tipiche delle rocce calcaree, con la differenza che l’erosione da parte dell’acqua in questo caso non avviene per via chimica ma per via fisica, ovvero per differenza di temperatura (ablazione).
    La glaciospeleologia è nata intorno agli anni ’80, e tecnicamente si trova a metà strada tra alpinismo e speleologia vera e propria. In pratica consiste nell’esplorazione dei mulinelli glaciali, profondi inghiottitoi che si creano in alcune zone dei ghiacciai per l’azione delle acque di fusione superficiale raccolte in veri e propri torrenti. Questi pozzi sono tutt’altra cosa rispetto ai crepacci, che costituiscono semplici spaccature dovute a fenomeni di distensione della massa glaciale che scorre lentamente su di una base rocciosa dall’andamento altimetrico irregolare.
    Il Gruppo ha iniziato a maturare una significativa esperienza in questo campo a partire dal 1999 sull’immenso ghiacciaio dell’Aletsch, in Svizzera, in collaborazione con il Gruppo Speleologico del CAI di Fabriano.
    Le osservazioni e le ricerche in questo campo sono importanti per comprendere il “funzionamento” dei ghiacciai. In particolare, si potrebbero un giorno spiegare quei fenomeni quali i surges, repentini avanzamenti della fronte del ghiacciaio, o anche i jokulhaup, rilasci improvvisi e catastrofici di acque contenute “misteriosamente” all’interno della massa glaciale.

     

     
                                                                           foto di Massimo Minardi