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Documentare una grotta
significa renderla fruibile anche a chi non può entrarci fisicamente e,
indirettamente, significa anche proteggerla.
Troppo spesso la nostra società agisce senza preoccuparsi di quello che c’è
sotto i propri piedi: utilizzo smodato di fertilizzanti, rilascio di liquami
e di sostanze inquinanti in genere, allevamenti intensivi, cave, apertura di
nuove strade e gallerie, sono solo alcuni degli esempi possibili.
Gli speleologi possono portare alla luce quello che c’è sotto le montagne,
possono indagare sulle misteriose vie sotterranee dell’acqua, il bene più
prezioso in assoluto, e sull’ancora più misteriosa biodiversità degli
organismi che vivono numerosi nelle grotte. Tutto questo prima che si
compiano danni irreparabili.
Come facevano gli antichi esploratori in terre lontane, la prima cosa che
facciamo quando scopriamo nuove grotte o nuove prosecuzioni, è tracciarne il
rilievo topografico, la base per capire come e dove si è sviluppata la
cavità. Queste preziose mappe non rimangono nei cassetti dei singoli Gruppi
speleologici, ma sono raccolti in maniera organica in un apposito catasto
informatizzato, a disposizione di tutti.
Dal buio delle grotte portiamo fuori anche filmati e fotografie di grande
impatto, che organizziamo in proiezioni specifiche per la
didattica e
per la divulgazione in generale.

Foto di Massimo Minardi
“Le
grotte sono l’ombra del tempo…. tutti sanno che le grotte sono la memoria
dell’acqua: io voglio aggiungere che l’acqua è trasparente e dentro di lei
si vede, si tocca, si vive un luogo fatto a immagine e somiglianza del
tempo.”
Andrea Gobetti, “L’ombra del tempo”
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